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19 giugno 2008 - L'ADIGE: "Dieci anni di formazione per adulti"

GENITORI E FIGLI: DISCUSSIONI IN FAMIGLIA

Riflessioni sugli incontri svolti con i genitori da febbraio ad aprile 2005

A cura di dott.ssa Ursula Napoli

A questi incontri si sono iscritti 25 genitori, si sono effettivamente presentati al primo incontro 18 genitori. La media dei tre incontri successivi è stata di 10- 12 genitori ad incontro.
Questi primi incontri avevano l’obbiettivo di sensibilizzare e informare i genitori rispetto alle proprie competenze educative. Nel primo incontro è stata distribuita una cartella. In questa cartella i genitori dovevano riporre il materiale che man mano gli è stato distribuito. Il metodo utilizzato è stato quello di discussioni in piccoli gruppi e poi successivamente nel gruppo allargato sul materiale proposto. Ci sono stati anche momenti di riflessione individuale sul materiale proposto che sono stati successivamente rielaborati in gruppo. A fianco di queste attività sono stati proposti dei contenuti di tipo più teorico, che riprendevano gli esercizi effettuati dai genitori. Nell’ultimo di questi incontri si è somministrato un questionario di gradimento.
Per quel che riguarda i successivi 8 incontri di arricchimento, questi si sono svolti in modo diverso. Si è utilizzato un setting di natura più terapeutica, con le sedie in cerchio e i genitori liberi di parlare di ciò che volevano. Gli incontri sono stati di natura formativa, sebbene i genitori che vi hanno partecipato hanno portato molte istanze personali, inerenti al rapporto con i figli. Si è attuato un vero e proprio percorso di elaborazione nel quale i genitori che vi hanno partecipato hanno potuto esprimere ciò che nel rapporto con i figli o il coniuge li metteva in difficoltà. Gli argomenti trattati hanno spaziato molto, sebbene il tema fondamentale fosse appunto la gestione dei rapporti con i figli. I temi sono stati sempre proposti dai genitori ed hanno quindi corrisposto a ciò che per queste mamme (erano tutte mamme) risultava più problematico o conflittuale. Si è creato un clima di condivisione e di ascolto, dove le mamme si sono sentite libere di raccontarsi le loro storie.
Agli incontri si sono iscritte 6 mamme. Tutte si sono presentate al primo incontro di approfondimento, una mamma successivamente non è più venuta. Tre mamme sono state presenti sempre a tutti gli incontri, le altre due hanno partecipato ad alcuni incontri e ne hanno saltati altri. Al terzo incontro di approfondimento è venuta una mamma che non si era iscritta, alla quale però era stata lasciata aperta la possibilità di venire anche senza iscrizione.

Le variazioni rispetto al progetto presentato al bando indetto dalla Provincia di Trento hanno riguardato il numero di partecipanti, nel senso che questo è stato inferiore a quello che ci si aspettava, per cui gli incontri sono stati adattati al numero di partecipanti più basso. Ad esempio non si è utilizzata la sala conferenze, ma un’aula più piccola, che sembrava corrispondere meglio alle esigenze di un numero più piccolo. Si è lavorato maggiormente con tutto il gruppo (nei primi 4 incontri) rispetto alle previsioni; ciò è stato possibile poiché il gruppo era più piccolo rispetto a quello preventivato. Nel gruppo di approfondimento si è lasciata più libertà alle mamme di organizzare gli argomenti da trattare, rispetto a ciò che si era previsto. Questo perché la modalità di interazione si è costruita sulla base delle persone presenti e sulle loro esigenze.
Nella fase di publicizzazione e sensibilizzazione non è stato possibile creare un vero gruppo di volontari che aiutasse nella promozione dell’evento. Si è riusciti solo a coinvolgere alcune persone che si sono rese disponibili a dare degli spazi di affissione dei manifesti e a distribuire i volantini (ad esempio in parrocchia e nella scuola).
La valutazione della prima parte del progetto (i primi 4 incontri) è stata fatta attraverso una scheda di valutazione degli incontri Tutti i genitori che hanno seguito i 4 incontri hanno dato valutazioni positive degli incontri. Il fattore negativo emerso è quello della bassa partecipazione dei genitori a questo tipo di iniziative, mentre è stato sentito come molto utile la possibilità di discutere e confrontarsi con altri genitori, senza sentirsi giudicati.
Rispetto agli incontri di piccolo gruppo (quelli di approfondimento) sembra che questi abbiano permesso un cambiamento reale maggiore nelle modalità di interazione tra genitori e figli. La riflessione fatta in gruppo su tutte queste tematiche ha permesso alle mamme presenti di mettersi realmente in gioco e di lavorare più in profondità sulle problematiche. Le mamme hanno rilevato la differenza tra un percorso di questo tipo, che richiede più energie e più disponibilità rispetto ad esempio ad un'unica conferenza in cui si va solo ad ascoltare. La messa in gioco di se stessi, se da una parte può avvenire solo con poche persone, dall’altra produce dei cambiamenti riconosciuti dai genitori stessi, che non possono avvenire con un ascolto passivo di una conferenza sui temi trattati. La differenza, quindi, tra questo tipo di esperienza, e quella che in qualche modo coinvolge più genitori, è di tipo qualitativo. Un percorso sulla genitorialità che permette alle mamme di esperire in gruppo determinati vissuti e determinate problematiche, sembra poter essere un’opportunità per alcune mamme, che permette di riconoscere o attivare delle risorse utili nella funzione genitoriale.

Con questo progetto si è stabilito un primo contatto con i genitori e la comunità. E’ stato un modo per conoscere più da vicino “il territorio” e “tastare” la disponibilità a partecipare a questo tipo di incontri. Se da un punto di vista qualitativo sembra che il progetto abbia avuto successo, data la soddisfazione, sia dei genitori, che del conduttore, nel prendere parte al percorso; dall’altro lato non si è raggiunta la popolazione che si voleva raggiungere. Su questo punto è utile aprire una riflessione, in quanto sembra difficile coniugare “la qualità con la quantità”. Per il futuro potrebbe essere utile pensare che cosa valorizzare rispetto a queste due alternative, ovvero: è più importante raggiungere molte persone, magari con una o due conferenze mirate, o è più utile fare un lavoro più in profondità su pochi?
Resta poi il problema di come raggiungere in maniera efficace un maggior numero di persone. In qualche modo questa esperienza si può considerare un primo seme buttato nel terreno, che può essere d’aiuto per coinvolgere altri genitori. Forse il miglior modo di coinvolgere i genitori è proprio quello di fare parlare l’esperienza diretta di chi ha già partecipato. Inoltre si potrebbe pensare ad un lavoro un po’ più lungo di publicizzazione in cui si inizino a coinvolgere ad esempio le scuole in maniera più organizzata, già alcuni mesi prima degli eventi che si vanno a proporre. Ciò permetterebbe una circolazione maggiore di informazioni, che predisporrebbe in maniera più efficace i destinatari del progetto. Molti genitori che hanno partecipato al corso hanno riferito di avere appreso del corso di formazione solo all’ultimo momento dal giornale e che i volantini distribuiti a scuola non erano giunti! Quindi un lavoro più mirato sulla scuola e sul passaggio di informazioni dalla scuola alla famiglia potrebbe raggiungere più persone.

Si ringraziano la Provincia di Trento per aver finanziato il progetto e tutti i genitori che hanno voluto condividere le loro esperienze in questi incontri.

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